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Le nostre proposte sulle novità più interessanti dalle cantine italiane ed internazionali. Ogni mese una nuova entrata da sperimentare. |
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In questa sezione l'Enoteca Arduini accorda uno spazio per tutti coloro che desiderano scambiare opinioni, consigli, accostamenti particolari fra vini e ricette. Uno spazio per l'incontro eno - gastronomico e per scoprire nuovi sapori. |
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10/10/2006 |
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| IL FUOCO DEL VULTURE |
| Eccezione meridionale
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STORIA E ATTUALITA': IL PASSO E' BREVE
Tra la fine degli anni '90 del secolo scorso e l'inizio del nuovo millennio, fino ad arrivare ad oggi, lo scenario del Vulture è cambiato in modo straordinario
Una serie di nuovi produttori, tre su tutti ( Basilisco, Di Prima e Cantine del Notaio) hanno stravolto lo stile e il mercato dell'Aglianico del Vulture che fino ad allora si arrangiava sonnacchioso.
Prima c'erano solo D'Angelo, Paternoster, Sasso ( oggi Eubea e Cantine Sasso), e Armando Martino.
Erano loro i vecchi, la storia di una denominazione che non dava reddito sufficiente, anche se i vini migliori apparivano già in tempi remoti, ricchi di talento.
Ma la bottiglia del vino del Vulture valeva poco ( intorno alle 6000 a metà degli anni '90). Occorreva arrotondare con il commercio dello sfuso, acquistando anche altri vini, per rivenderli al nord.
Le nuove leve oltre che migliorare lo stile dei vini, hanno stimolato la resipiscenza di chi già c'era, innescando un effetto qualitativo a catena, una vera e propria escalation che ha coinvolto tutti. Dagli operatori, alle istituzioni, alla stampa. E naturalmente i contadini della zona.
Nei primi anni del nuovo millennio sono nate altre aziende che oggi lavorano seriamente, e che hanno definitivamente condotto questa zona nei piani alti del settore vitivinicolo di qualità.
Elena Fucci, Bisceglia, Terra dei Re, il Consorzio Viticoltori Associati del Vulture, la Cantina di Venosa godono di stima nell'ambiente, i loro vini vale la pena seguirli, migliorano di anno in anno. Si fanno sempre più ambiziosi, e sempre meno dimostrativi.
Poi sono nate delle piccole realtà commerciali, gli “etichettatori”, che con il vino di qualità c'entrano poco o niente. Almeno per il momento.
Sfruttano la possibilità di acquistare i vini, facendoseli poi imbottigliare da contoterzisti ( il Consorzio Viticoltori Associati del Vulture diretto da Sergio Paternoster è il più gettonato in zona) per poi commercializzare la bottiglia con il proprio marchio.
Anche se tra questi non mancano buoni vini, è una pratica di emergenza, di sostegno sociale che se sfruttata in modo permanente ( sono molti gli etichettatori della prima ora che ancora non hanno una loro cantina), può solo nuocere alla denominazione. E' una sorta di parassitismo produttivo che ingolfa il mercato senza dare nulla in cambio.
AGLIANICO DEL VULTURE
Vitigno mediterraneo per eccellenza, pare sia stato introdotto dai Greci al tempo delle fondazioni delle loro colonie, intorno al V secolo a.C.
In campagna è esigente. Ama la collina e i terreni vulcanici. È stato studiato troppo poco dal punto di vista genetico per poterne dare una descrizione definitiva.
Il suo poliformismo, le forti differenze intravarietali non consentono approssimazione in campagna. Morfologicamente si passa da un grappolo di grandezza media ad uno piccolo, da uno compatto, ad uno più spargolo. Ha in genere una buona tolleranza al marciume, mentre sopporta meno le temperature molto elevate e le siccità prolungate.
Enologicamente è più un vino di bocca che un vino di naso, non è raro sentire profumi di pepe e tabacco. Ha tratti balsamici e minerali, di miele e, a volte di carne fresca.
Produce vini taglienti (quasi ghiaccio), di ottima spina acida, di grande pressione tannica, di bel colore, vivo. Ma nei casi migliori ha un calore (quasi fuoco) che sostiene il palato anche in epoca giovanile, donando dolcezza, volume e spinta.
Ha una tannicità evidente ma geneticamente fine, complessa. La sua terziarizzazione è legata alla qualità dei suoi tannini, ma anche a quelli estratti dai legni di maturazione. Può invecchiare con grande dignità. E dopo molti anni perde le sue ultime radici meridionali per entrare nel piccolo, grande circolo dei vini senza tempo. insieme ai Barbaresco, ai Barolo, ai Brunello di Montalcino, ai grandi Sangiovese del Chianti Classico.
IL RISULTATO DELLA DEGUSTAZIONE
La qualità media dei vini è alta. Non c'è dubbio.
Lo stile medio predilige vini colorati e potenti, ma senza gli eccessi caricaturali dei primi anni del nostro secolo.
La barrique è lo strumento più utilizzato per affinare i vini di caratura superiore, con qualche nobile eccezione. Il Don Anselmo 2000 e 2003 di Paternoster sono due Aglianico superbi, ma maturati in botte; l'Aglianico Donato d'Angelo 2003 è, per antonomasia un vino tradizionale, fatto in botte grande. Un vino emotivo.
I vini di stampo moderno che vale la pena assaggiare sono il Titolo 2004 di Elena Fucci ( il 2003 ha più materia ma anche meno sfumature), un vino profumato e pieno di dettagli, davvero minerale, dal tannino completo. La Riserva 2001 di Bisceglia, il Nibbio Grigio 2003 di Cantine Di Palma, il Macarico 2003 di Rino Botte e soci, il Basilisco 2001 e 2002 ( il 2003 ha un profilo fenolico che lo allontana dalla sua solita, esotica, piacevolezza) del dottor Cutolo, il Teodosio 2004, dello stesso produttore.
Come si fa a non farsi tentare dagli eccessi di materia del Roinos 2001 ( il 2002 non ha lo stesso fondo e il 2003 non l'ho ancora assaggiato) di Eubea, tanto potente quanto profondo, nuovo. Come non provare almeno per una volta il Vigna della Corona 2002, un vino che ha volume e pienezza tannica. Il 2004 dello stesso vino non mi ha convinto. Occorre aspettare.
Eppoi chi non amerà lo stile tecnico, preciso, quasi bordolese nell'estrazione, dei due vini di Gerardo Giuratrabocchetti, anima e titolare delle Cantine del Notaio.
Sono quasi freddi all'apparenza, mai sopra le righe. La Firma 2004 pur non avendo la profondità di altre annate ( il 2004 è un millesimo difficile che non vale i grandi 2000 e 2001) ha il dono dell'eleganza, della discrezione. Più espresso, e coinvolgente appare il Repertorio 2004, anche se la matrice del tannino del primo è più nobile e lo sosterrà nel tempo.
Francesco Falcone
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